Ho vissuto gli anni 70 all’insegna di un filo a piombo con tutte le implicazioni che questo comporta: legge di gravità, discesa al basso, pesantezza della materia contrapposte a presenze aeree che mi dicevano che, in qualche modo, attraverso oscuri processi di purificazione a me allora sconosciuti, sarei potuta entrare in una ricerca più profonda. Nel 1980 il piombo sparì vittima del suo calco in gesso di cui rimase soltanto il fondale blu che, in breve, si animò di pieghe e drappeggi dipinti, così dipinti da sembrare veri.
In questo mondo di fragili illusioni rimasi alcuni anni, fino a quando i drappi cominciarono a solidificarsi e si trasformarono in muri: profondamente muri.
Muri di pietra con grandi occhi vuoti che mi rimandavano a misteri ancora da scoprire in luoghi in cui il passato ed il futuro erano semplicemente inesistenti, ma l'illusione fu nuovamente più forte delle mie certezze, anche questa situazione nascondeva il trucco, la pietra non era pietra, ma legno dipinto ed io tagliai questi muri con delle lame lunghe e potenti che in breve si mutarono in segni di puro colore.
Fu allora che vidi, dopo un temporale, delle pozze d’acqua in cui si specchiavano ruderi di una città in rovina e mi resi conto che c’era una nuova fonte alla quale avrei potuto attingere ed il mio mondo divenne un mondo d’acqua.
Oggi quell’acqua è mutata e, in cornici di spessa materia di cui non so come liberarmi, ci sono ampi spazi trasparenti e colorati che io definisco specchi o porte su di un'altra dimensione.
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